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Presentazione

Disordini della funzione visiva e patologie del neurosviluppo:
dalla diagnosi alla riabilitazione
XXVI Corso di aggiornamento
Firenze, 10-12 marzo 2014
Grand Hotel Baglioni

L’incremento e il cambiamento nelle manifestazioni dei deficit visivi in età pediatrica negli ultimi decenni, le nuove conoscenze sulla maturazione, sul funzionamento del sistema visivo e sulla sua plasticità hanno fortemente modificato la prassi diagnostica e riabilitativa di questi disturbi. L’approccio allo studio della funzione visiva non è più quindi di interesse prettamente oftalmologico, ma anche neurologico; questo ha consentito di ampliare la conoscenza dei disturbi visivi in età evolutiva e di comprendere la loro importanza sin dalle prime fasi della vita.

La funzione visiva ha un ruolo determinante nello sviluppo psicomotorio del bambino; essa è inscindibilmente legata alla sua evoluzione percettiva, motoria, neuropsichica ed è strettamente influenzata dal contesto ambientale e dall'esperienza esterna: il sistema visivo, con la sua plasticità, diviene presto un canale preferenziale attraverso il quale la realtà viene analizzata e le prime rappresentazioni mentali sono in gran parte basate sulla esperienza visiva. Un danno severo e precoce del sistema visivo può quindi compromettere lo sviluppo dei primi processi emotivi e mentali che permettono al bambino di organizzare le sue esperienze e sviluppare aree diverse di apprendimento. In maniera speculare una patologia neurologica congenita o acquisita può compromettere la funzione visiva a vari livelli (oculare, oculomotorio, percettivo, visuocognitivo) e la valutazione accurata di segni o sintomi legati a una disfunzione visiva può migliorare la nostra precisione diagnostica con importanti ricadute sul piano riabilitativo. Possiamo dire che la visione è una finestra sul cervello.

Rispetto ai bambini vedenti, i bambini ipo/non vedenti presentano diversità nelle varie tappe dell’evoluzione neuromotoria, cognitiva e relazionale.

È noto e documentato in letteratura, che il bambino ipo/non vedente dalla nascita è particolarmente vulnerabile nell’assetto della vita mentale e presenta un’intrinseca difficoltà nel porsi in relazione con gli altri e con la realtà. Numerosi autori hanno sottolineato che tali difficoltà accompagnano tutto l’arco dello sviluppo del bambino con deficit visivo, assumendo specifici connotati nelle varie età; tuttavia le alterazioni più gravi si avranno quando la compromissione a livello dei processi che sottendono la nascita psicologica è particolarmente precoce e dunque nei primi anni di vita. Nei casi più gravi di deficit visivo, inoltre, i bambini sono a rischio di sviluppare caratteristiche simili a quelle di bambini con disturbi dello spettro autistico.

Risulta quindi chiaro che l’ipovisione congenita o precoce determina una situazione di rischio per lo sviluppo di funzioni e competenze tra cui la strutturazione del rapporto madre-bambino, le competenze oculomotorie, motorie, psicomotorie, le competenze cognitive e le competenze relazionali- comunicative. Per evitare il cronicizzarsi di tali comportamenti, è indispensabile un intervento precoce, diagnostico prima, quindi riabilitativo, che fornisca al piccolo e ai genitori un costante supporto e che promuova opportunità e situazioni in cui il bambino ristabilisca un contatto ed uno scambio comunicativo con l’ambiente esterno, limitando i danni che il deficit visivo può procurare al suo sviluppo neuropsichico.

A tale proposito alcuni studi hanno dimostrato come la crescita in un ambiente “arricchito” possa influenzare lo sviluppo del sistema visivo in modelli animali (ratti e topi). Questi ambienti “arricchiti” sono in grado di avere effetti sullo sviluppo e sulla plasticità del sistema nervoso centrale ed in particolare sulla via visiva modificando l’inizio e la fine del “periodo critico” per lo sviluppo di funzioni come, ad esempio, l’acuità visiva. Pertanto, modificare l’ambiente rendendolo più facilmente percettibile, gioca un ruolo chiave nell’attivazione della plasticità cerebrale, in particolar modo nell’epoca postnatale quando i circuiti corticali mostrano la massima sensibilità agli stimoli sensoriali indotti dall’esperienza.

Tali dati sperimentali avvalorano l’importanza di offrire al bambino con deficit visivo, contesti ambientali arricchiti e significativi che abbiano lo scopo di favorire l’emergenza di capacità utilizzabili nell’interazione con il mondo degli oggetti e delle persone.

Una delle strategie è l’approccio multidisciplinare alla patologia visiva con l’intervento di figure professionali diverse (neuropsichiatri infantili, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, oculisti, ortottisti) nella formulazione di progetti ri-abilitativi individualizzati che abbiano come principale obiettivo quello di conoscere le potenzialità visive del bambino, di preservarne ed ottimizzarne l’utilizzo, di ridurre la disabilità, favorendo l’acquisizione di nuove funzioni adattive, migliorando l’adattabilità sociale e lo sviluppo delle autonomie. Fondamentale è inoltre il coinvolgimento della famiglia in un approccio riabilitativo integrato con il trasferimento ad essa di informazioni e strumenti che al di là del momento riabilitativo specifico permettono di integrare, coadiuvare, dare continuità alle linee dell’intervento nelle diverse situazioni della vita quotidiana del bambino. La cosiddetta “family centered therapy” sostiene i genitori, facilita l’alleanza con l’equipe multidisciplinare e rende più efficace l’intervento riabilitativo.

Il goal della riabilitazione neuro-psico-visiva è quello di conoscere le potenzialità visive residue, di preservarne ed ottimizzarne l’utilizzo, favorendo l’acquisizione di nuove funzioni adattive e di migliorare l’adattabilità sociale prevenendo le interferenze della disabilità visiva sullo sviluppo globale del bambino.

Appare giustificato, attuale e foriero di un miglioramento delle conoscenze proporre un corso di formazione che, alla luce dei recenti apporti delle neuroscienze, declini gli aspetti semeiologici, metodologici e riabilitativi dei disturbi delle funzioni visive in età evolutiva, descrivendo numerose patologie congenite o acquisite, nelle cui manifestazioni cliniche sia rilevante l’aspetto visivo.

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