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Highlights dal Lancet Summit

Lo scorso novembre si è tenuto a Barcellona "The Lancet summit: inflammation and immunity in disorders of the brain and mind", appuntamento internazionale di riferimento per chi si occupa di malattie a base neuroinfiammatoria. Ce ne parla la d.ssa Elena Freri della Fondazione Istituto Neurologico Besta di Milano che ha preso parte all’evento.

«Focus del convegno sono state le nuove prospettive di ricerca e terapia nelle patologie su base infiammatoria/autoimmune, i cui sintomi possono condurre il paziente dal neurologo e/o dallo psichiatra, e per cui risulta fondamentale comprenderne l'eziologia per mirare il trattamento. Un trattamento immunomodulante precoce infatti può condizionare favorevolmente la prognosi di queste malattie. 
Segnalo alcuni esempi che possono servire come spunti di riflessione, in primis sul progresso delle scienze di base e degli studi sperimentali alla ricerca della patogenesi, poi sull’impatto clinico e l’attenta diagnosi per evitare un trattamento scorretto e infine quanto da noi presentato al convegno.
Un primo esempio è l’evidenza del ruolo dell’IL-6 nella depressione maggiore. Drevets W.C. (USA) sottolinea come siano una area emergente delle neuroscienze cliniche i meccanismi per cui fattori immunologici giochino un ruolo fisiopatologico nei disturbi dell’umore definito da persistenti elevati livelli plasmatici di citochine pro infiammatorie (IL-6, in particolare). Infatti IL-6 è implicata nello sviluppo di comportamenti depressivi nel modello di roditore ed evidenze precliniche segnalano che composti che riducono il rilascio di IL-6 abbiano effetto antidepressivo nel modello animale. Nel roditore sottoposto a stress cronico infatti la somministrazione di anti-IL-6 monoclonale previene i comportamenti “depression-like”. Nell’uomo è in corso un trial clinico con sirukumab (anti IL-6 mAB) in pazienti con depressione maggiore che abbiano biomarker di infiammazione (per es. elevati livelli di PCR) e che non rispondono ai trattamenti convenzionali.
Un altro interessante aspetto appare anche il ruolo del background personale-genetico (un errore innato dell’immunità) che possa portare un bambino a sviluppare una encefalite virale o un paziente che manifesta un’encefalite virale a sviluppare poi una encefalite autoimmune (ruolo dei Toll-like receptor 3 e IFN-alfa/beta).
Altro importante argomento emerso da più speaker la presentazione clinica psichiatrica nelle encefaliti autoimmuni, come questa possa essere sintomo dominante, quanto possa confondere il clinico e quanto invece sia necessario identificarne l’eziologia organica in senso autoimmune, per indirizzare la terapia immunomodulante. A sostenere questo la testimonianza di un medico – paziente, affetto da encefalite autoimmune da anticorpi anti- NMDAr, la cui diagnosi veniva formulata solo alla recidiva di malattia e solo allora trattata adeguatamente.
L’esperienza portata dalla UO di NPI del Dipartimento di Neuroscienze Pediatriche della Fondazione Istituto Neurologico “Carlo Besta” è stata relativa allo studio dei disordini del movimento nei pazienti seguiti dalla Divisione affetti da encefalite antiNMDAr, mentre il Gruppo LICE italiano- Epilessie Disimmuni ha presentato l’esperienza di un lavoro multicentrico sul trattamento nelle forme di epilessie su base disimmune».

Si ringrazia la d.ssa Freri per la sintesi del convegno.

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