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Il Gruppo CPC al Besta

È iniziato in questi giorni, presso la UO Disordini dello Sviluppo Motorio della Fondazione istituto Neurologico “C. Besta” di Milano, il “Corso sull’uso della consultazione partecipata e congiunta alla terapia riabilitativa del bambino affetto da paralisi cerebrale”. Obiettivo è diffondere tale metodologia, condividendo l’esperienza maturata dal Gruppo del Besta che, negli anni, ha vieppiù affinato il proprio approccio attualmente definito: CPC Consultazione Partecipata Congiunta alla terapia neuropsicomotoria con il gioco partecipato.

Gli esordi di questa prassi si devono a Dina Vallino (1941-2014), psicoanalista che ha rinnovato la psicoanalisi infantile e si è dedicata alla realizzazione di un nuovo intervento preventivo precoce, in cui genitori e figli sono protagonisti insieme. La CPC trae le sue origini dall’Infant Observation, ossia l’osservazione del neonato, e parallelamente estende tale metodologia a campi diversi, fra cui l’ambito clinico riabilitativo del bambino affetto da paralisi cerebrale.

L’utilizzo dell’Estensione dell’Infant Observation presso la UO del Besta risale agli anni 80 e aveva l’obiettivo di avviare un’esperienza di osservazione dell’interazione del bambino con i suoi genitori e la terapista, durante le sedute di trattamento. L’osservazione si proponeva di affinare la comprensione dell’esperienza emotiva dei bambini e dei loro genitori e di riuscire a trasformare gradualmente lo stile riabilitativo, evitando il rischio che la cura stessa potesse trasformarsi in un’ulteriore esperienza traumatica.

Il Corso – con incontri mensili da aprile a novembre – intende offrire agli operatori l’opportunità di affinare la capacità di osservazione del bambino con paralisi cerebrale insieme ai suoi genitori, soprattutto nei loro vissuti, così da accrescere la propria capienza empatica. Si propone inoltre di stimolare l’osservazione del bambino nel gioco e nella comunicazione per aiutarlo e capirlo nei suoi bisogni, mantenendo centrale la sua mente affettiva, la sua persona, le sue difficoltà, ma anche la sua originalità e creatività per riattivarne le potenzialità di sviluppo sano e creativo.

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