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I Gruppi di Parola

“Percorsi integrati di presa in carico multidisciplinare e multidimensionale nelle patologie neuroftalmologiche dell’età evolutiva per la promozione dello sviluppo, dell’autonomia e della interazione sociale del bambino con deficit visivo” è il titolo del progetto – sostenuto dalla FM sin dal 2006 – in corso presso il Centro di Neuroftalmologia dell’età evolutiva della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Nazionale “C. Mondino” di Pavia. Nel 2019, nell’ambito di tale progetto, sono stati attivati due gruppi di sostegno psicologico: i “Gruppi di Parola”. Si tratta di gruppi psicoterapeutici omogenei per sintomatologia, rivolti a ragazzi di età compresa tra 12 e i 14 anni e tra i 15 e i 18 anni. Il gruppo omogeneo per patologia facilita il riconoscimento reciproco e favorisce una maggiore predisposizione al lavoro terapeutico, consentendo la fondazione del gruppo attraverso la coesione. Inoltre, nel gruppo si costruisce un microcosmo sociale nel quale vengono riprodotte caratteristiche e stili interpersonali diversi fra loro, tali da consentire un feedback reciproco fra i partecipanti: in esso i giovani pazienti possono fare esperienza e affinare/apprendere modi diversi di entrare in relazione con sé e con gli altri.

Precisa la dr.ssa Sabrina Signorini, responsabile del Centro: «Questa attività psicologica, tuttora in corso, si configura quale supporto fondamentale all’attività neuro-riabilitativa proposta dal nostro Centro e sta dando buoni risultati. L’attivazione di tale percorso ha permesso di offrire una specifica area di sostegno degli aspetti emotivi e relazionali legati al deficit visivo attraverso la quale i giovani pazienti possono sviluppare aree di maggiore consapevolezza dello stesso e un conseguente adattamento affettivo e comportamentale, aumentando così l’accesso alle proprie risorse personali.

Da quest’anno tali gruppi sono condotti utilizzando la tecnica dello psicodramma analitico, una tecnica di psicoterapia di gruppo in cui le differenti problematiche o sintomi vengono trattati attraverso l’ausilio del gioco inteso come area transizionale alla Winnicott. I ragazzi in gruppo, mediante la scena psicodrammatica, hanno la possibilità di attraversare e ripercorrere le emozioni sperimentate all’interno delle relazioni affettive attraverso il gioco, di rivivere la situazione critica sia nella propria parte, sia entrando nei panni delle altre figure presenti durante la scena, attraverso lo scambio dei ruoli. È proprio questo passaggio che consente di mettere a fuoco sia il proprio vissuto, sia il punto di vista dell’altro: entrare nei panni dell’altro costituisce il movimento trasformativo che facilita una rilettura e una rielaborazione delle criticità emotive e relazionali».

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