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Identificato un biomarcatore prognostico dell’epilessia mesiotemporale

Uno studio scientifico condotto dall’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) ha permesso di identificare un biomarcatore in grado di stabilire una relazione fra la gravità dello stato di male epilettico di tipo convulsivo e la comparsa di crisi epilettiche ricorrenti, consentendo così di descrivere in che modo una condizione clinica molto grave, anche se infrequente (nel primo anno di vita lo stato di male epilettico si può manifestare in 51 ogni 100.000 neonati all’anno), possa poi determinare l’insorgenza di una forma di epilessia spesso resistente alla terapia farmacologica, definita come “epilessia mesiotemporale”, che può comparire anche a distanza di anni dallo stato di male epilettico. Tale prestigioso studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica open access Cellular Physiology and Biochemistry.

I dati pubblicati hanno dimostrato che l’intervallo di tempo che intercorre tra la fine dello stato di male epilettico e la comparsa di epilessia mesiotemporale, generalmente indicato con il termine “epilettogenesi”, è determinato dalla rapidità con cui compaiono le crisi convulsive nel corso dello stato di male epilettico. Inoltre, è stato anche dimostrato che la durata complessiva delle crisi convulsive determina lesioni cerebrali sempre più estese, senza però modificare il periodo dell’epilettogenesi. Complessivamente, questo studio attribuisce alle crisi convulsive, piuttosto che a quelle non convulsive, un ruolo determinante per la comparsa di epilessia mesiotemporale, indicando la necessità di intervenire rapidamente per sopprimere le convulsioni con i farmaci disponibili a tale scopo, durante lo stato di male epilettico.

Lo studio ha preso in considerazione una serie molto ampia di parametri di definizione delle caratteristiche dello stato di male epilettico, tra i quali la latenza per la comparsa di crisi non convulsive o convulsive durante lo stato di male epilettico, la durata delle crisi, il cambiamento nella frequenza dell’attività elettrica cerebrale utilizzando l’analisi dello spettro di potenza, la durata complessiva dello stato di male epilettico. Tra tutti tali parametri, l’unico che si è dimostrato predittivo per la comparsa dell’epilessia mesiotemporale in seguito al periodo di epilettogenesi è stato quello relativo alla latenza per la comparsa di crisi convulsive durante lo sviluppo dello stato di male epilettico. Accanto a questo parametro, la durata complessiva delle crisi convulsive si è dimostrata importante nel determinare un numero maggiore di lesioni nel tessuto cerebrale, senza però influire sulla durata dell’epilettogenesi.

Questi risultati indicano l’importanza dell’adozione di un trattamento farmacologico che possa impedire o ritardare il più possibile la comparsa di crisi convulsive durante lo stato di male epilettico, per prevenire o ritardare la comparsa dell’epilessia mesiotemporale successivamente allo stesso stato di male epilettico.

Si ringraziano per la sintesi il prof. Giuseppe Biagini di Unimore e la d.ssa Anna Maria Costa, assegnista di ricerca presso la medesima Università grazie a un finanziamento della Fondazione Mariani.

Referenze
Costa AM, Lucchi C, Simonini C, Lustosa ÍR, Biagini G
“Status epilepticus dynamics predicts latency to spontaneous seizures in the kainic acid model”
Cell Physiol Biochem, vol. 54, pp. 493-507. 2020. Codice doi: 10.33594/000000232

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