Realtà virtuale e “Serious Games” per le PCI - Fondazione Mariani
/ Neurologia infantile

Realtà virtuale e “Serious Games” per le PCI

È in corso la sperimentazione clinica del progetto TELOS (Tailored neurorehabilitation thErapy via multi-domain data anaLytics and adaptive seriOus games for children with cerebral palSy), finanziato dalla Regione Toscana e realizzato grazie alla partnership tra Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, CNR di Pisa, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana e Azienda USL Toscana Nord Ovest, dove opera il Gruppo GIPCI – Gruppo Italiano Paralisi Cerebrali Infantili – di Firenze. Sarà ancora possibile partecipare allo studio fino al 15 novembre prossimo.

Il progetto, rivolto a bambini in età scolare (6-16 anni) che presentano forme diplegiche o emiplegiche di Paralisi Cerebrale Infantile (PCI), riguarda l’impiego per la riabilitazione dei cosiddetti “Serious Games” (esercizi riabilitativi in forma di videogioco a tema “scuola di magia”), eseguiti in ambienti di realtà virtuale immersiva, con visore e interfacce aptiche indossabili per consentire l’interazione visiva e tattile con gli oggetti virtuali. I giochi/esercizi hanno l’obiettivo di migliorare le capacità funzionali degli arti superiori come tracking, raggiungimento, prensione e prono-supinazione della mano (giochi degli incantesimi e delle pozioni) e il controllo posturale (gioco del volo a dorso d’aquila).

Il disegno dello studio è di tipo randomizzato controllato, in parallelo. I pazienti sono assegnati in maniera casuale a uno dei due bracci dello studio: nel primo vengono effettuate due sessioni di trattamento mediante riabilitazione con “Serious Games” in ambiente di realtà virtuale, nel secondo una sessione di riabilitazione in ambiente tradizionale con approccio task-oriented e una con “Serious Games” e realtà virtuale. Lo scopo è confrontare gli effetti della riabilitazione con trattamento assistito con quelli del trattamento tradizionale.

Luca Bonfiglio, professore associato di Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università di Pisa e responsabile scientifico del progetto per l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, ci racconta come sta andando: «Allo stato attuale, i dati sono ancora parziali e preliminari. Tuttavia, possiamo affermare che il trattamento assistito sembra migliorare le prestazioni di destrezza manuale in alcuni test standardizzati, come spostare piccoli cubi o inserire piccoli pioli negli appositi buchi. Anche i punteggi ottenuti nella scala Melbourne di valutazione dell’arto superiore sembrano migliorare, in particolare per i parametri di precisione e destrezza dei movimenti. Inoltre, i miglioramenti sembrano mantenersi anche per sei settimane dopo la conclusione, indicando un effetto duraturo anche sull’apprendimento del movimento. Naturalmente, potremo pronunciarci in maniera più attendibile al termine dello studio, dopo aver sottoposto ad analisi statistica tutti i dati a disposizione. Certo, i giochi sono molto divertenti e gratificanti per i bambini, tanto da stimolarne l’interesse e la motivazione, aspetti questi fondamentali nel favorire la plasticità cerebrale e i processi di apprendimento motorio».

Si ringrazia il prof. Luca Bonfiglio dell’Università di Pisa e Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana per il contributo.

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