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Update dalla Rete Neuroprem

Lo scorso settembre su “Frontiers in Pediatrics” sono stati presentati i risultati dello studio condotto da Neuroprem – Rete neonatale italiana sull’outcome neurologico a 2 anni dei neonati Very Low Birth Weight.

Pubblichiamo qui la traduzione dell’abstract dello studio intitolato Neuroprem 2: an Italian study on Neuro-Developmental Outcome of Very Low Birth Weight Infants” (Neuroprem 2: uno studio italiano sull’outcome neurologico di neonati pretermine con peso molto basso alla nascita (VLBW). Tra gli autori la dr.ssa Licia Lugli e il prof. Fabrizio Ferrari della Unità Complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena diretta dal prof. Alberto Berardi, altro autore della ricerca.

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Nonostante l’aumento della sopravvivenza dei neonati prematuri in tutto il mondo, il rischio di disabilità dello sviluppo neurologico rimane elevato. L’analisi degli esiti nella popolazione pretermine può identificare i fattori di rischio e consentire specifici interventi precoci. Grazie al finanziamento della Fondazione Mariani è stato possibile realizzare un progetto di rete (Neuroprem) per la valutazione dell’outcome neuro evolutivo dei neonati con peso molto basso alla nascita (VLBW), che ha visto la partecipazione di diverse Neonatologie Italiane sin dal 2016. I primi dati del progetto Neuroprem su circa 150 pazienti arruolati sono stati pubblicati nel 2020 (Lugli et al. Italian Journal of Pediatrics 2020). Nel corso degli anni il progetto si è esteso in termini di centri coinvolti e periodo di valutazione (Neuroprem 2).

Obiettivi: Neuroprem 2 è uno studio prospettico di coorte che ha l’obiettivo di valutare lo sviluppo neurologico di neonati pretermine VLBW e di analizzare i fattori di rischio per la disabilità funzionale severa a 2 anni di età corretta.

Metodi: Nove unità di terapia intensiva neonatale italiane hanno partecipato alla rete del progetto Neuroprem 2. I neonati VLBW arruolati dal 2016 al 2018 sono stati seguiti con un follow-up neurologico strutturato da equipe multidisciplinare fino 24 mesi di età corretta. A tale età i soggetti arruolati sono stati valutati con il test di Griffiths (Griffiths Mental Developmental Scales, GMDS-R) o il test di Bayley (Bayley Scales of Infant and Toddler Development, BSDI III) e la valutazione neuro-funzionale (secondo l’International Classification of Disability and Health and Neuro-functional Assessment o NFA ICF-CY). La disabilità funzionale severa, considerata come outcome primario, è stata definita dalla presenza di una delle seguenti condizioni: paralisi cerebrale, score composito della scala cognitiva BSDI III < 2 deviazioni standard (SD) o quoziente globale di sviluppo GMDS-R < 2 SD, cecità bilaterale, sordità o NFA ICF-CY > 2. I fattori di rischio significativi per la disabilità funzionale grave (tra cui età gestazionale, sesso maschile, sepsi ed emorragia periventricolare-intraventricolare) sono stati valutati attraverso l’analisi di regressione multivariata.

Risultati: Tra i 502 sopravvissuti al VLBW che hanno completato il follow-up a 24 mesi di età corretta, 48 (9,6%) hanno presentato una disabilità funzionale grave, di cui 27 paralisi cerebrale (5,4%). La frequenza di disabilità funzionale severa e paralisi cerebrale è risultata più elevata nei neonati con un’età gestazionale più bassa (p<0.001). Complessivamente, 147 (29,3%) neonati sono stati indirizzati ad un intervento neuro abilitativo precoce, con maggiore frequenza nelle categorie di età gestazionale più bassa. In un modello di regressione multivariata, l’età gestazionale alla nascita (OR 0,79; IC 95% 0,67-0,90; p= 0,001) e l’emorragia periventricolare-intraventricolare (OR 2,51; IC 95% 1,19-5,26; p=0,015) sono risultate significativamente associate a disabilità severa.

CONCLUSIONI: Lo studio Neuroprem 2 fornisce dati aggiornati sull’esito neurologico di neonati VLBW di una vasta coorte italiana. Lo studio ha dimostrato che il tasso complessivo di disabilità dello sviluppo in questa coorte (9,6%) risulta piuttosto inferiore rispetto ai dati della letteratura precedente (10-20%). Questi dati incoraggianti dello studio Neuroprem 2 supportano la pianificazione di un programma di follow-up strutturato e l’estensione a livello nazionale delle reti di follow-up del neonato a rischio neurologico

Si ringrazia la dr.ssa Licia Lugli, coordinatrice della Rete Neuroprem, per la traduzione dell’abstract.

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